mercoledì 7 settembre 2011

Portogallo, quarto giorno: Beja, Vila Real, Castro Marim, Tavira, Olhao



Iniziamo la nostra discesa verso l'Algarve e ci concediamo alcune tappe lungo la strada.
Dopo aver attraversato un paesaggio piuttosto anonimo e senza cittadine di rilievo, giungiamo a Beja. Parcheggiamo alle spalle del castello e giriamo la graziosa cittadina a piedi: Praça da Repùblica con il suo pelourinho al centro e i portici in stile manuelino con la chiesa da Misericordìa e il convento de Nossa Senhora da Conceiçao.


 

 

 

 
Ci rimettiamo in strada e ci rifermiamo a Serpa, piccolo centro dalle case imbiancate a calce.
Da qui raggiungiamo Mertola. Lungo la strada, sui piloni dell'elettricità ci sono parecchi nidi di cicogne con i loro inquilini.

 

 

 

 
Mertola sorge su un crinale vicino al quale scorre il Rio Guadiana. Lasciamo la macchina prima di entrare in paese e camminiamo fin su al castello. Il paesino è molto carino, ci sono diversi ristorantini e negozietti lungo la strada. Prima di arrivare al castello c'è la bella Igreja Matriz sormontata da particolari decorazioni coniche. Anche il castello è molto interessante, al suo interno sono in corso degli scavi archeologici e godiamo della vista panoramica sula zona circostante dai suoi bastioni.
Ci rimettiamo in marcia e facciamo una piccola deviazione per andare a vedere la foz de Odeleite, la foce di questo fiume dai bei colori.


 

 

 

 

 

 

 
Visto che è ancora relativamente presto, ne approfittiamo per portarci avanti con le visite nella costa sud.
Iniziamo da Vila Real, al confine con la Spagna. Il centro storico è pieno di negozi di dubbia qualità, facciamo solo una passeggiata sul lungomare e proseguiamo per Castro Marim.
Dal castello da cui prende il nome si vedono le paludi della reserva natural do Sapal ed il ponte di collegamento con la Spagna.


 

 



 

 

 
Proseguiamo per la più interessante Tavira. Passeggiare per questa cittadina è molto piacevole. C'è una bella piazza principale, Praça da Republica con i tanti tavolini dei bar affollati di turisti, un bel lungofiume sul quale si affacciano eleganti palazzi, il vecchio mercato ormai sede di negozi di vario genere e tante belle chiese, come quella della Misericordia  che è in fase di restauro, ma riusciamo a sbirciare all'interno i suoi splendidi azulejos. Notiamo anche un bel ristorante e prenotiamo per la sera successiva.



 

 

 

 
Passiamo anche per Olhao, piccolo paesino di pescatori dai vicoli carini.


 

 
Raggiungiamo così il nostro hotel, abbiamo scelto un'altra pousada come base per visitare quest'area, ha sede nel Palacio de Estoi, nelle vicinanze di Faro. Il palazzo, ristrutturato di recente è davvero molto bello e l'hotel dotato anche della piscina e della SPA. Le camere sono in un'ala a parte del palazzo, camere molto grandi e di stile moderno. Visto che è tardi e che anche in questa pousada abbiamo il pacchetto che prevede una cena (oltre ai petit four e ad una bottiglia di vino delle pousadas), decidiamo di cenare qui, sulla bella terrazza all'aperto che affaccia sui giardini del palazzo.

Fabio
Parola del giorno
Adega: sono le aziende agricole locali. Lungo tutte le strade sono sempre segnalate genericamente con questo nome, spesso hanno sede in strutture molto belle. Cerchiamo di visitarne qualcuna, ma abbiamo difficoltà a degustare semplicemente del vino, probabilmente l'enoturismo qui ancora si deve sviluppare. D'altra parte siamo anche in macchina e più di tanto non avremmo potuto bere.

martedì 6 settembre 2011

Mi perdonate la divagazione?



So che stiamo descrivendovi il nostro viaggio in Portogallo, Fabio attraverso il suo racconto e le sue foto ed io proponendovi i piatti che ci hanno maggiormente colpito, ma non ho potuto evitare questa "divagazione". La mia passione per Montersino, da me battezzata montersinite, è ormai nota a tutti. Meno nota, ed in realtà neanche io me la sarei aspettata, è stata la nostalgia che mi è venuta durante le vacanze. Non vi preoccupate, non per il mio mitico pasticcere, ma semplicemente per la voglia di preparare un suo dolce. Infatti mentre ero in Portogallo, a conferma della montersinite da cui sono affetta, mi sono chiesta cosa stesse preparando lo chef e quali dolci avrei potuto sperimentare al mio ritorno...ovviamente non sono così un caso clinico da pensarci per tutta la durata del viaggio, ma devo ammettere che un paio di volte ci ho pensato.
Ebbene, al nostro rientro, nella prima puntata che ho visto di "Peccati di gola", la trasmissione di Montersino, venivano proposti questi buonissimi gelatini. Apro la rivista "Alice" e mi trovo la ricetta presentata nel numero di Agosto. Sfoglio uno dei suoi libri e mi si apre proprio alla pagina dei lecca-lecca...se non è destino questo! E così ho deciso di riprendere a "pasticciare" in cucina proprio con questi dolci che ho preparato in una quantità sufficiente a fare felice parenti (soprattutto le nipotine) ed amici, lasciandomene una discreta scorta in congelatore per allietare i nostri pranzi in queste ancora calde giornate estive.



Lecca-lecca di Luca Montersino (da"Tiramisù e chantilly" di L:Montersino)

Ingredienti:
Per la crema a mascarpone e cioccolato bianco
125 g di crema pasticcera
300 g di cioccolato bianco
350 g di mascarpone
250 g di panna montata
5 g di caffè macinato

Per la copertura al cioccolato
150 g di cioccolato fondente al 70% di cacao
100 g di burro di cacao

Per la finitura
400 g di savoiardi
200 g di bagna al caffè
50 g di cacao Van Houten



Per la crema pasticcera, portare a bollore 80 ml di latte con 20 g di panna ed i semi di mezzo baccello di vaniglia. Nel frattempo montare in planetaria con la frusta 30 g di tuorli e 30 g di zucchero, fino ad ottenere una consistenza spumosa, poi incorporare 4 g  di amido di mais e 3 g di amido di riso, sempre montando. Versare il composto sopra il latte in ebollizione e aspettare che si formino i "vulcani" causati dal latte bollente, amalgamate bene il tutto con la frusta. Togliete dal fuoco e stendete la crema su una teglia, coperta con pellicola trasparente a contatto con la crema stessa e riponete in frigorifero.
Per la crema al mascarpone e cioccolato bianco, scaldate la crema pasticcera a 40°C (solo 125 g di crema, la restante potete conservarla fino a  3-4 giorni in frigo), unite il cioccolato bianco fuso e incorporatevi, mescolando dal basso verso l'alto, la panna montata con il mascarpone; profumate il tutto con il caffé macinato.
Per i savoiardi, montate in planetaria con la frusta 80 g di albumi con 100 g di zucchero semolato fino ad ottenere una massa stabile, ma non troppo compatta. A parte mescolate 70 g di tuorli d'uovo con 20 g di miele, poi incorporate gli albumi mescolando dal basso verso l'alto. Unite infine 90 g di farina debole setacciata con 40 g di fecola di patate. Disponete sulla teglia un foglio di carta da forno e sistemate gli stecchi di legno lasciando un po' di spazio tra di loro.Co la sac-à-poche modellate i savoiardi sugli stecchi, lasciando libera la parte inferiore che sarà l'impugnatura dei lecca-lecca e superando lo stecco superiormente di 2-3 cm. Spolverizzare di zucchero a velo e cuocere in forno preriscaldato a 220°C per circa 7 minuti.
Quando i savoiardi saranno freddi, capovolgerli in modo che la parte sulla teglia venga rivolta verso l'alto.
Preparare la bagna al caffè mescolando 140 g di caffè espresso con 60 g di zucchero liquido al 70% e con questa, spennellare i savoiardi, ripassandoci un paio di volte.
Per la copertura al cioccolato, amalgamate il burro di cacao fuso con la copertura di cioccolato fatta fondere. Conservate da parte.
Con la sac-à-poche distribuire la crema al mascarpone e cioccolato bianco sopra i savoiardi e riporre gli stecchi in congelatore per almeno 2 ore.
Trascorso il tempo, immergere gli stecchi nella copertura al cioccolato e con l'aiuto di un cucchiaio, ricoprirli immediatamente di cacao e porli nuovamente in congelatore.
Passare i lecca-lecca in frigorifero mezz'ora prima di servirli.

Note mie: invece della polvere di caffé si può sciogliere del caffé solubile in una piccola quantità di panna riscaldata ed unirla alla crema pasticcera nel primo passaggio.
Per la copertura è consigliabile usare una ciotola alta, ma non necessariamente molto larga. Ho usato il bicchiere del frullatore ad immersione che è proprio della forma adatta.





Spero allora che mi abbiate perdonato questa interruzione del racconto dei piatti portoghesi, ma questo peccato di gola mi tentava troppo.

Anna Luisa

lunedì 5 settembre 2011

Portogallo, terzo giorno: Evora e Portalegre



Il nostro terzo giorno di viaggio lo dedichiamo alla città dove stiamo pernottando, ovvero Evora il cui centro storico, cinto da mura e molto ben conservato, è stato dichiarato patrimonio dell'umanità dall'Unesco. E' una piccola cittadina a misura d'uomo che racchiude al suo interno notevoli ricchezze artistiche e architettoniche.
Appena usciti dalla nostra pousada, ammiriamo il bel tempio di Diana mentre la Luna fa capolino tra le colonne corinzie. La prima meta è la Sé, ovvero la bellissima Cattedrale dove acquistiamo la Evora card, una carta che ci consente l'ingresso libero in diversi musei altrimenti a pagamento e sconti per altre attrattive. Ne visitiamo il chiostro, il tesoro e saliamo in cima per godere del panorama sulla città.













Dopo la visita alla Cattedrale ci dirigiamo verso la piazza principale della città, Praça do Giraldo, un tempo palcoscenico di  drammatici eventi storici, oggi, contornata da bei palazzi e da una chiesa, ospita tavolini dei bar e sotto i portici tanti negozi. Ci perdiamo un po' per i bei vicoli cittadini, usciamo fuori le mura per ammirare i giardini ben curati, percorriamo un tratto all'esterno per giungere al Jardim Pùblico e al Palacio de Dom Manuel, frutto di una forte mescolanza di diversi stili architettonici. Ne approfittiamo per riposarci un po' nella quiete del giardino.




Da qui pochi passi ci separano da uno dei momumenti più spettacolari di Evora, la Igreja de Sao Francisco ed in particolare la Capela dos Ossos. E' la chiesa più famosa di Evora, in stile gotico-manuelino (lo stile portoghese più caratteristico e diffuso). Ma la vera attrattiva è la capella le cui pareti e le cui colonne sono interamente rivestite di ossa e teschi (sembra di ben 5000 persone!). Una frase ricorda la fugacità della vita umana ed il nostro destino "Noi ossa siamo qui ad aspettare le vostre".







Nelle vicinaze, in praça Sao Vicente, c'è una interessante instalazione artistica, "Escrita na paisagem". In una bella piazzetta sono stati collocati tanti ombrelli colorati sospesi nell'aria. Ne approfitto per scattare qualche foto.







Torniamo verso l'hotel, o meglio, verso l'adiacente Igreja de Sao Joao. Al di là dell'elaborato portale gotico si ammira la navata interamente rivestita di azulejos del 1711 di produzione di Antonio de Oliveira Bernardes, uno dei maggiori esponenti di quest'arte. Ci lascia a bocca aperta. Gli azulejos sono mattonelle di ceramica colorate a mano di bianco e d'azzurro molto usate in Portogallo come rivestimento e per decorazione. Ce ne sono alcuni straordinari per grandezza e bellezza.



Ci rimettiamo in marcia per i vicoletti di Evora fino a giungere all'Aqueducto da Agua de Prata. Oggi tra gli archi dell'acquedotto sono stati ricavate case, negozi e caffé.



Siamo nel primo pomeriggio e visto che ci avanza un po' di tempo, decidiamo di anticipare qualcosa che è previsto per l'indomani. Ci incamminiamo così verso Portalegre. La lunga strada non ripaga lo sforzo e la buona volontà. Da vedere c'è la Sè sormontata da un nido di cicogne, ci sono case graziose, giriamo un po' per i vicoli prima di fare marcia indietro.





Il paesaggio circostante è piacevole, ci sono molti vigneti in questa zona. Strada facendo giungiamo ad Evoramonte, un grazioso paesino. Saliamo fin sopra al castello. Al suo interno c'è una bella chiesetta e lì di fronte il piccolo cimitero.







Tornati ad Evora, ci prepariamo per la serata. In mattinata infatti abbiamo prenotato un tavolo presso un caratteristico e consigliatissimo ristorante: la Taberna Tipica Quarta-feira, locale molto semplice, frequentato da gente del posto. Il proprietario la mattina ci aveva chiesto di dove fossimo e visto che noi gli parlavamo in inglese, dopo avergli detto che eravamo italiani, ci ha invitati a parlare in italiano piuttosto che in inglese :-D






Neanche a dirlo che la prenotazione era a nome "Dois italianos"... Il menu è fisso. Subito arrivano degli antipasti strepitosi, in particolare del queijo amanteigado (una formetta intera di formaggio con l'interno completamente fuso e ricoperto di erbe aromatiche da spalmare sul pane, da leccarsi i baffi. Il piatto principale invece è del maiale, mai mangiato così buono. Cottura lunghissima; è di una tenerezza mai provata prima, divino. I contorni di verdure e patate sono talmente abbondanti che non riusciamo a mangiarli tutti. Il vino è prodotto ed imbottigliato per loro ed il dolce è di quelli semplici semplici, dall'aspetto molto casalingo. Il cameriere, probabilmente figlio del proprietario ci elenca gli ingredienti: uova, burro e zucchero. Di una semplicità unica quindi, ma d'un buonoooo. Avete capito che si vi trovate da queste parti...;-)
Facciamo due passi in Praça do Giraldo prima di rientrare in hotel per la nostra ultima notte ad Evora prima di scendere verso l'Algarve.

Fabio

Parola del giorno
Sé: è il nome della Cattedrale. Assieme al castello (castelo) è l'elemento architettonico immancabile in ogni città portoghese.

giovedì 1 settembre 2011

Partiamo...anzi, no...torniamo con un bell'antipasto




Ed ecco che dopo le prime parti del racconto di viaggio di Fabio anche io mi ridesto da questo "letargo" estivo. Certo, perché le ferie estive per me sono sinonimo di relax e quando si può, anche di riposo assoluto (vedi io stesa sotto l'ombrellone senza fare nulla, tranne leggere un bel libro e dormire, il tutto associato ad una "giusta" attività fisica del tipo muovere solo le dita per scrivere SMS sul cellulare).
In realtà la voglia di visitare posti nuovi, di scoprire usi e tradizioni di popoli che abbiano una storia diversa dalla nostra, racchiusa, perché no, anche nei loro piatti, ha sempre la meglio sulla nostra voglia di riposo, tanto da farci sempre decidere di partire non per una vacanza, ma per un viaggio, in cui di riposo c'è ben poco, ma c'è la certezza di portare a casa dei bellissimi ricordi che rimarranno per sempre impressi nella nostra memoria.



Il Portogallo mi è piaciuto tantissimo, forse per la gentilezza delle persone che abbiamo incontrato, che nello scoprire la nostra nazionalità, dopo averci descritto il proprio albero genealogico, in cui qualche italiano compariva sempre, ci aprivano porte e portoni; o forse per i bellissimi monumenti che abbiamo visitato, molti dei quali riconosciuti, a ragion veduta, patrimonio dell'umanità dall' Unesco; forse per i panorami bellissimi che abbiamo ammirato, dai vigneti dell'Alentejo alle scogliere dell'Algarve, alle rive del Douro, passando per l'immensità dell'oceano che si stendeva innanzi a noi dalla punta più occidentale del continente europeo; o forse per i vini dalle tipologie più varie e dal gusto altrettanto eterogeneo, primo tra tutti il Porto che nelle sue tante varietà cambia notevolmente e sposa piatti differenti dall'aperitivo al dolce; o forse per i piatti stessi che abbiamo gustato, tutti decisamente buoni, con accostamenti spesso nuovi; o forse per i dolci di una varietà tale che siamo certi di averne provati una minima parte, ma dopo aver conosciuto i pasteis de nata, era difficile ordinare qualcosa di diverso da queste buonissime tartellette che per dare piena soddisfazione, andavano mangiate a due alla volta e sicuramente più volte al giorno. Poco male se la bilancia ha deciso di spirare sotto i miei piedi quando al ritorno le ho chiesto il bilancio (questa me la segno :-D) di tre settimane passate a mangiare e bere senza ritegno.
Con tutti i bei ricordi, soprattutto gustativi, che ho portato con me, non potevo fare altro che cercare di riprodurre almeno le ricette che mi hanno colpita maggiormente ed ho deciso di iniziare proprio dall'antipasto e più precisamente dai Bolinhos de bacalhau. Uno dei tanti piatti che abbiamo provato a base di baccalà, il fedelissimo amico dei portoghesi che si vantano di avere 365 ricette, una per ciascun giorno dell'anno, tutte a base di baccalà.
Tornando ai nostri bolinhos, sono delle crocchette di baccalà e patate che abbiamo trovato irresistibili, ed eccoci qui a provare a riprodurle nella cucina di casa nostra per dare anche a voi un assaggio del nostro viaggio.




Bolinhos di bacalhau:

Ingredienti per 8 persone:
1 Kg di baccalà
1 Kg di patate
1 uovo
3 cucchiai di prezzemolo tritato
2 cipolle
3 cucchiai di olio extravergine d'oliva
2 cucchiaini di sale
olio per friggere

Pulire bene le patate e metterle in una pentola coperte di acqua fredda, portare ad ebollizione e cuocere per 40 minuti.
Lasciare il baccalà in ammollo per almeno un paio di ore, quindi metterlo in una pentola coperto di acqua fredda e portare anche esso ad ebollizione, cuocendolo circa 20 minuti.
Schiacciare le patate e raccoglierle in una ciotola. Scolare il baccalà, farlo raffreddare e con le mani sminuzzarlo, eliminando le spine. Unire il baccalà alle patate, aggiungervi l'uovo, il sale ed il prezzemolo. Tritare le cipolle e farle imbiondire in un padellino in cui avremo messo l'olio. Aggiungere il soffritto di cipolla raffreddato alle patate e al baccalà.
Formare  con l'impasto ottenuto prima delle polpette e poi dare loro una forma ovale.
Friggere i nostri bolinhos in una padella in cui avremo riscaldato l'olio almeno 4-5 minuti per lato finché saranno ben dorati e servirli caldi o a temperatura ambiente.




Note mie: casomai l'impasto vi sembrasse troppo morbido, potrete aggiungere della farina o della semola, per evitare che in cottura i nostri bolinhos si possano rompere.

Anna Luisa
Con questa ricetta partecipo al contest di Olio&Aceto