lunedì 5 marzo 2012

Contest "Goloso di salute": i finalisti!




Come vi ricorderete Stefania, Fabio ed io abbiamo dovuto scegliere cinque finalisti per il contest e tra questi cinque il maestro Luca Montersino designerà il vincitore, che riceverà una copia con dedica del Meastro pasticcere in persona.
La scelta non è stata per nulla facile, perché vi siete impegnati tutti tantissimo, bloggers e non, creando delle torte bellissime, a volte inventandone anche di nuove mettendo insieme le basi della pasticceria di Montersino.
Siamo felici soprattutto che chi non si era ancora avvicinato alla sua pasticceria, lo ha fatto, ottenendo ottimi risultati e grandi soddisfazioni. Ci avete fatto ridere con dei post divertentissimi, stupiti con delle torte spettacolari, commosse per l'affetto che avete dimostrato nei nostri confronti, decidendo di mettervi alla prova, inorgogliti per gli ottimi risultati che avete ottenuto, insomma, grazie di cuore per aver partecipato a questo contest.
Ed ora, rullo di tamburi.....le ricette finaliste sono:

9) "Millefoglie croccante di semifreddo al caffè mascarponato" di "I pasticci dello zio Piero"



Per la complessità del dolce scelto e per la difficoltà delle tecniche utilizzate: Piero ha affrontato con grande maestria le principali e meno semplici basi della pasticceria, dalle basi pastorizzate al temperaggio del cioccolato, realizzando un dolce perfetto.




41) "Torta Estherazy" di Alessandra di Menuturistico


Per l'originalità dell'interpretazione delle regole del contest: Alessandra si è spinta oltre, rivisitando in chiave Montersiniana un classico della pasticceria estera, annotando, da vera intenditrice, anche possibili rivisitazioni e note critiche.



59) Torta provinciale di "La ricetta della felicità"




 Una torta che di provinciale ha solo il nome: Fujiko ha "inventato" un dolce semplice nella fattura, ma eccellente nel gusto e nell'accostamento dei sapori. Divertente e utile anche l' "ingegnosità" con cui ha sopperito alla mancanza di idonee attrezzature pasticcifere.

74) Rubino nero di Andrea Galié



Per la perfetta realizzazione di un grande classico del Maestro: Andrea ha riprodotto fedelmente uno dei dolci più noti di Montersino, inserendo, però, un tocco di personalità. Complimenti anche per la perfezione della glassa.

76) Notte fruttata di Silvia Boz







Per l'armonia dei sapori e degli accostamenti: Silvia ha assemblato diverse (ben 7!) basi del Maestro, realizzando un dolce scenografico, elegante e ben equilibrato.

Ed ora lasciamo la parola al Maestro Luca Montersino che decreterà il vincitore del contest.
Grazie ancora a tutti per la partecipazione!

Anna Luisa e Fabio

sabato 3 marzo 2012

Auguri Stefania! (Una sorpresa e due PDF...)

(lo potete comprare cliccando QUI)


...in principio fu la celiachia.
“Intolleranza al glutine”era la traduzione del linguaggio comune, ma per gran parte di noi, non si andava oltre questa scarna definizione. Certo, potevamo vantare di conoscere qualcuno che ne soffriva: una lontana parente, un compagno di classe della figlia, la vicina del quinto piano. Ma, all’atto pratico, il nostro interesse nasceva e e si esauriva in pochi gesti di cortesia, una telefonata ogni tanto, un post it sul frigorifero col numero della pizzeria per le cene di classe perchè lì fanno la pizza anche per i celiaci, un’occhiata incuriosita alle borse della spesa della dirimpettaia, con quelle strane marche di farina che non trovavano posto nella dispensa di casa tua. Ma una volta riagganciata la cornetta, accartocciato il post it, accostata la porta di casa, non ci si pensava più. E la celiachia- e tutto quanto vi girava intorno- restavano del tutto chiusi fuori. 

Poi, è arrivata Stefania. 
All’inizio era un blog di cucina, ma già alla terza riga si capiva da subito che non era uno dei tanti. Così come, già alla terza riga, era chiaro da subito che Stefania non era una delle tante- ma una persona rara e speciale, che trasformava quello che altrove era una lettura piacevole in cinque minuti di allegria, irrinunciabili, imperdibili, impreziosi. Le sue ricette parlavano della sua famiglia, dei pancakes di Salvatore alla domenica mattina, delle peripezie scolastiche dei suoi bambini, degli alti e bassi della sua vita di insegnante, il tutto intrecciato sul filo senza glutine della celiachia. Che ci è stata raccontata, giorno dopo giorno, senza proclami, senza crociate, senza paroloni, senza vittimismi, senza tecnicismi, ma con la forza di chi tutti i gorni combatte una battaglia contro una malattia che non fa sconti a nessuno. 

Da allora, la celiachia per noi ha gli occhi, il volto, il sorriso di Stefania. Attraverso le pagine del suo blog abbiamo imparato a riconoscere che questa “intolleranza” al glutine è in realtà una malattia; a rispettarla nella sua gravità; a non demonizzarla, senza per questo sottovalutarla; a non discriminare chi ne è affetto; a discernere fra un’informazione corretta e un’altra che, invece, non lo è per niente; grazie a lei abbiamo conosciuto altri blog di altre nuove amiche, anch’esse celiache, che conidividevano con lo stesso spirito le sue stesse battaglie; e soprattutto, grazie a Stefania, ci siamo addentrati sempre di più nelle pieghe di un nuovo modo di intendere il gluten free che, dietro alla cordialità di un invito (“cuciniamo per tutti!”), nasconde un messaggio etico profondo, che parla il linguaggio di cui Stefania è maestra: qeullo dell’accoglienza, della non discriminazione, dell’ineffabile capacità di farti sentire unico e raro e al centro delle sue attenzioni.
  

                                                                                                                 di Alessandra Gennaro


Stefania, noi ti facciamo i nostri più cari auguri di buon compleanno!












Inoltre potete scaricare i pdf delle Mine(st)renne




e quello delle senza glutine






cliccando sui relativi banner.

Anna Luisa e Fabio

giovedì 1 marzo 2012

Un week end a Marrakech



Ricordo ancora quando vidi per la prima volta quella terra, ormai quasi venti anni fa, ero seduto sulla sinistra dell'aereo, un vecchio (già allora) MD 80 dell'Alitalia e per quanto fossi parzialmente paralizzato dalla paura, non esitavo ad allungarmi verso il finistrino per scrutare fuori. Era una splendida giornata e dopo aver ammirato dall'alto i magnifici colori delle isole greche, dopo un breve tratto di mare avvistammo la costa. Ricordo che il comandante annunciò che stavamo per sorvolare Alessandria d'Egitto e l'emozione fu tanta. Era bello vedere come fosse relativamente vicino un posto che dai libri di scuola sembrava così lontano. E' per questo che, salito sull'aereo per Marrakech, ho scelto i posti a sinistra, perché speravo di rivivere le stesse emozioni. Ed è stato bellissimo anche questa volta. Lasciata alle nostre spalle la Sicilia, non vedevo l'ora di riavvistare la terra. Era di nuovo una splendida giornata e così mi sono goduto tutto il panorama, il colore della terra e le tante vette innevate. E ora so anche che quei segnali sonori nell'aereo che mi facevano tremare in quel primo volo sono semplicemente persone che richiedono qualcosa al personale di bordo o semplicemente comunicazioni tra di loro, me lo sono goduto ancora di più. Forse bisognerebbe spiegarlo a chi prende per la prima volta l'aereo...







 Abbiamo organizzato questo viaggio assieme a due care amiche  del mondo virtuale, due food bloggers e le loro famiglie. Speravamo di essere di più e di poterci concedere qualche giorno in più per stare assieme e per visitare diverse città del Marocco. Alla fine la scelta è caduta sulla sola Marrakech, sia perché il tempo a nostra disposizione era poco, sia perché un po' fuori mano rispetto alle altre città che avremmo voluto visitare.
Dopo ben 6 virate, finalmente si scende per atterrare e dal nostro finestrino scorgiamo la città dall'alto, col suo colore rosa pallido caratteristico e le torri dei minareti illuminate dalle luci di un Sole che sta calando. Tutta questa magia viene però interrotta bruscamente da un atterraggio comprensivo di doppia inchiodata degna dei peggiori automobilisti, ma tant'è, finalmente si sbarca. A piedi, sulla pista, come ancora si usa da queste parti. Ci viene solo indicata una direzione.










Passati i controlli alla dogana, ci attende la prima sorpresa. Sapevamo di avere un taxi prenotato per raggiungere il riad. Invece la nostra amica Eleonora ci è venuta a prendere in aeroporto! Beh, siamo davvero molto contenti di vederli subito. In pochi minuti siamo nella medina. Scendiamo dalla macchina e subito ci immergiamo in questa atmosfera affascinante. C'è il richiamo alla preghiera del muezzin. E' la prima volta che mi capita di sentirlo. Cè una sensazione strana, un misto di stupore e di inquietudine. Neanche il tempo di rendersene conto e siamo al riad. Il riad è la tipica casa marocchina. Ci viene spiegato che non ha finestre all'esterno, ma esse sono tutte nel cortile interno, per godere della frescura d'estate. La scelta è caduta sul Mon Riad che ci sentiamo di consigliare, per il suo stile sobrio e arabeggiante. Anche le camere sono in pieno stile marocchino. L'accoglienza è splendida. Mentre compiliamo i moduli per l'accettazione, ci viene offerto dell'ottimo thé verde, imperdibile. Il tempo di posare i bagagli in camera ed usciamo subito per recarci a cena.






La prima impressione che abbiamo è quella di essere stati catapultati in un altro mondo ed in u altro periodo storico. C'è poca gente nei vicoletti, molti negozi sono chiusi, l'illuminazione è fioca e calda e lascia emergere pian piano le sagome delle persone che incrociamo. Ci stiamo dirigendo verso la piazza principale e cuore pulsante della città, place Djemaa El Fna, tristemente nota per un recente attentato con una bomba in uno dei caffé che l'affollano che ha sconvolto la serenità caratteristica di questo Paese. Cerchiamo un posto dove andare a mangiare e girando per la piazza non si può non notare il fermento che la anima. Alla fine la nostra scelta cade su El Marrakechi. Salita la tortuosa scala, entriamo nella sala da cui si gode una bella vista sulla piazza. Ordianiamo subito le specialità locali, ovvero il cous cous alle 7 verdure, spesso con cuore di carne e la tajine, piatto che prende il nome dal tipico tegame di coccio a forma di imbuto in cui si cuociono lentamente carne e pesce. La serata scorre tranquilla, accompagnata da musica locale. Ma terminata questa, irrompono le danzatrici del ventre con il loro spettacolo. Gironzolano per i tavoli e raccolgono le offerte degli avventori più "scalmanati". Terminata la cena, torniamo al nostro riad per prepararci a visitare l'indomani la città assieme anche a Flavia e Paolo che arriveranno solo in tarda serata.








La sveglia è decisamente insolita, quasi traumatizzante. Alle 5:30 infatti veniamo svegliati dal flebile richiamo del muezzin che deve solo ringraziare che a causa dell'ora non c'è la forza di alzarsi e che questa sveglia per noi durerà solo altre due notti, altrimenti...
Chi si apetta di visitare posti spettacolari, monumenti che lasciano senza fiato, potrebbe rimanere un po' deluso. Le cose da visitare a Marrakech non sono tantissime e spesso sono anche piene di turisti che le affollano. Noi abbiamo deciso di affidarci ad una guida del posto. La visita inizia presso l'interessante Palazzo E-Badi di cui ammiriamo i soffitti e le architetture intarsiate, oltre ai pavimenti.
Passiamo per la Mellah, il quartiere ebraico, e veniamo per la prima volta in contatto con i venditori locali. Tutti sono un po' restii a farsi fotografare, c'è da tenerne conto (spesso chiedono soldi in cambio). Da qui arriviamo alle tombe dei Saaditi, sontuoso mausoleo che custodisce la tomba di un sultano. Come spesso capita in questi paesi, veniamo invitati dalla guida a visitare prima una "farmacia" locale, dove compriamo del thé verde ed altre spezie locali, quindi un venditore di tappeti. Già ci vediamo discutere con le hostess del nostro volo per quel bagaglio fuori misura che portiamo sotto braccio e che spacciamo essere il cuscino senza il quale non riusciamo a dormire in volo e di conseguenza desistiamo dall'acquisto. Il nostro giro di mezza giornata continua e termina presso la piazza principale dove ci congediamo dalla nostra guida. Qui ci sono i venditori di frutta sui loro caratteristici carettini, si va da quelli che preparano spremute di arance fresche a quelli che vendono frutta secca di tutti i tipi. Il tutto facendo lo slalom tra personaggi che vogliono farti fare una foto con la scimmietta, donne che richiamano altre donne per decorarle con il loro henné, artisti di strada ed incantatori di serpenti. Questi ultimi sono lì in squadra, pronti a notare il turista incuriosito che li fotografa, perché le foto hanno un prezzo. Ti corrono anche dietro per farsi pagare. Quindi meglio scegliersene uno, avere l'ok a fare foto e poi contrattare sul prezzo come si usa fare qui (meglio ancora farlo prima). Le loro richieste sono sempre apparentemente esorbitanti, ma poi, pian piano, si scende a prezzi molto più ragionevoli, per quanto sempre abbastanza bassi per noi. E' quasi ora di pranzo e visto che Flavia e Paolo non erano con noi la sera precedente, decidiamo di tornare al ristorante dove abbiamo cenato le sera prima. Da qui mi godo il passeggio/passaggio delle persone e l'insolito scorrerre della vita.







 Avvicinandoci alla moschea Koutoubia veniamo invogliati a fare un giro in carrozzella. Qui ce ne sono parcheggiate diverse a disposizione dei turisti e dopo aver contrattato il prezzo, ci immettiamo in strada in questa vera giungla metropolitana con macchine e motorini che passano davvero da ogni parte. Il giro è decisamente piacevole e ci porta a vedere tutte le attrattive principali della città accarezzati da un tiepido Sole e un fresco venticello. Tornati alla Koutubia, facciamo una capatina al riad per metterci qualcosa di più pesante per la sera. Dopo aver preso un thé in piazza e ammirato dalla stessa il tramonto, mentre cade anche qualche goccia di pioggerella, ci mettiamo alla ricerca del ristorante che abbiamo scelto per la cena, Villa Flore. Si tratta di uno splendido riad in stile art-decò dove, in un ambiente elegantee curato,  degustiamo le interpretazioni dello chef della cucina locale, il tutto accompagnato da ottimo vino locale. Si è rivelato un'ottima scelta. Ripercorsi a ritroso i vicoli, ritorniamo in una piazza ancora piena di gente che è seduta ai banchi  dei venditori di cibo che l'affollano, i cui fumi delle braci si alzano in cielo, come i profumi che ne fuoriescono.





Il giorno seguente, dopo la ricca colazione al riad, ci perdiamo un po' nel dedalo di vicoli e venditori del souk. Preparatevi ad essere "accalappiati" da qualcuno che vi invita a visitare il suo negozio o quello della sorella o di qualche altro parente. Appena ci sentono parlare tra di noi,  ci si rivolgono in italiano, ma anche in spagnolo, cercando di venderci qualunque cosa. Usciti (a fatica) di qui, raggiungiamo forse il monumento più bello tra quelli visitati, la Medersa ben Youssef, antica scuola coranica dalle decorazioni straordinarie. E' possibile anche visitare le celle che erano le camere degli studeti della scuola.








Decidiamo di visitare la Ville Nouvelle, la parte moderna di Marrakech. La raggiungiamo con un'insolita corsa in taxi, con 7 di noi più il tassista in una sola macchina, ovviamente solo dopo aver contrattato il prezzo della corsa. Abbiamo notato divertiti gli sguardi sbalorditi di chi ha visto scendere tanta gente da una sola macchina. La città nuova non merita tanto. Le distanze sono grandi, come i viali che la percorrono, le costruzioni non affascinanti, ci sono negozi d'abbiagliamento moderno, locali per mangiare, anche e soprattutto quelli delle catene internazionali. Dopo un pasto marocchino, proseguiamo la nostra visita verso il Jardin Majorelle, donato alla città da Ives Saint-Laurent. Si caratterizza per una insolita villa di colore blue elettrico che ospita anche uno shop con i prodotti dello stilista ed un bel gardino botanico ricco di diverse specie di cactus e di altre piante. Terminata la visita, decidiamo di prendere, tutti assieme sempre, una carrozzella. Anche questo giro si rivela estremamente interessante e piacevole. Ci porta a scoprire altri angoli della città e monumenti che altrimenti non avremmo avuto modo di vedere. L'indomani abbiamo il volo di rientro in Italia abbastanza presto, quindi decidiamo di andare a cena. La scelta cade su di un ristorante che ho visto segnalato su una rivista poco prima di partire, Le Tanjia, all'inizio della Mellah. L'interno è spettacolare, veniamo invitati a salire sulla terrazza, dove già ci sono altri ospiti. Ci godiamo la nostra ultima cena tipica marocchina prima dell'arrivo delle danzatrici del ventre e di un insolito personaggio che ci allietano la serata coi loro balli folkroristici. Ripercorriamo la strada a ritroso verso il riad che lasceremo la mattina successiva molto presto. Giungiamo all'aeroporto con il Sole che sta appena sorgendo ed in una fresca mattina di Febbraio salutiamo questa terra dai mille contrasti, non con un addio, ma sicuramente con un au revoir!








Fabio